Venerdì 11 luglio Rimini ha ospitato il BookCamp, barcamp sui libri elettronici e non. Organizzato da Simplicissimus, Guaraldi e Clipperz con la sponsorship di LaFeltrinelli.it e Lulu.com, l'evento ha messo a confronto tutte le componenti della filiera del libro con l'avanzata degli e-book.
L'idea è stata ben pensata per permettere a tutto il movimento dei libri tradizionali di avvicinarsi a quello in formato elettronico e a questo di capire storia e struttura del primo.
L'evento è sicuramente riuscito nell'intento. Non tutte le componenti sono pronte al dialogo, ma è normale che le componenti di sistemi complessi -e spesso in oligopolio- reagiscano con tempi diversi.
E' molto, molto forte la sensazione che il libro elettronico abbia già oggi la risposta ideale per alcune nicchie molto ricche di tipo manualistico o didattico. Anzi, sembra che l'hardware con e-paper possa superare di gran lunga l'attuale proposta basata su carta e che stiano per esplodere nuovi modelli per i quali la carta è un millenario vincolo.
Una certa delusione l'ho invece provata per l'approccio al fenomeno del DRM, per il quale sono mancate sia proposte concrete, sia un quadro di riferimento. Non ha lenito questo dolore neanche l'ospite d'onore in collegamento telefonico Richard Stallman, al momento in Italia per presenziare ad eventi liguri. Paladino dell'open software e attivista politico, Stallmann ha picchiato duro sull'approccio al DRM, che violerebbe due libertà: i diritti del singolo alla fruizione dell'opera; il diritto di scelta dell'hardware di lettura.
Stallmann è personaggio noto e non serve contestualizzarlo, per cui propongo la successiva osservazione. “Gli e-book reader non servono a distribuire contenuti, ma DRM”, ha detto Stallman: è una bella frase, assolutamente vera, che però non ha una lettura esclusivamente negativa, ma anche il suo opposto, a mio avviso positivo: se sapessimo come impostare i diritti digitali, uno strumento che li implementa sarebbe la manna dal cielo.
Un altro concetto importante del profeta dell'open source è l'equiparazione del codice al libro. Il codice però viene letto (prevalentemente) da macchine elettroniche, mentre il libro è per gli umani: siamo già nel mondo di Blade Runner e allora il cacciatore è a sua volta una macchina?
Un certo interesse ha suscitato anche l'argomento print-on-demand, qui rappresentato da Lulu. In due anni la nostra nazione ha caricato circa 12.000 libri da stampare, con un venduto di 72.000 copie. La media di 6 copie per titolo non è significativa, perché nella maggior parte dei casi non viene venduta neanche una copia; guardando in alto, il titolo più venduto viene accreditato di 600 copie, che a spanne indicherei come un unicum, con i secondi a grande distanza, intorno alle 300 copie. Per confronto, il titolo su Lulu più venduto in inglese è accreditato di ben 40 mila copie.
In conclusione, questo specifico incontro è uscito dal ghetto dei blogger-per-i-blogger facendo un passo verso la contaminazione e proponendo un mix di persone che frequentano la rete e di professionisti dell'editoria a vario titolo. La presenza di coordinatori delle varie tematiche, anche se leggermente al di fuori della filosofia del barcamp, ha avuto gran parte nella buona riuscita dell'evento. Su questa base si può auspicare una crescita del movimento, soprattutto su quei fronti che ci portano tutti qua.



































