lunedì, 11 agosto 2008
di Maria Rita Parsi
In un condivisibile articolo su Il Giornale di ieri dal titolo "Quando il telefonino uccide" la psicoterapeuta e scrittrice Maria Rita Parsi, nostra ospite nelle precedenti edizioni di PiùBlog, esprime tutta la sua indignazione verso i responsabili del suicidio della sedicenne di Rovigo. Vale la pena leggerlo.
Ieri mattina ne abbiamo parlato al telefono e poco dopo Maria Rita, che ringrazio, mi ha inviato queste righe affinché le divulgassi sul blog:
"Le immagini, forse a volte ancor più delle parole ed insieme alle notizie che vengono veicolate, hanno una loro presa, una forza invincibile. In taluni casi, una loro brutale, agghiacciante violenza. I più moderni ed avanzati mezzi di comunicazione non possono essere, allora, usati illegalmente ovvero senza regole, per registrare o filmare le persone, per divulgare, a tradimento, immagini, parole, pensieri, idee, intimità delle persone, soprattutto nei momenti nei quali queste persone stanno esprimendo liberamente se stesse in vario modo. Né certo possono essere veicolate per amplificare, senza i dovuti controlli e le dovute valutazioni etiche e legali, scandali, scempi, orrori, atti di violenza, brutalità, maleducazione, oscenità. E, ancora, non possono essere, soprattutto, affidate, senza regole, mediazioni, controlli, adeguata educazione all’uso di tali strumenti e, ancora, senza adeguati mediatori preposti al controllo e/o alla formazione all’uso di essi, ai minori. Pertanto, se ci sono difficoltà, problemi, conflitti o delicati temi e argomenti di varia natura, testimonianze o altro da trattare, tali realtà vanno affrontate, prima che attraverso l’uso delle immagini, delle registrazioni e dei filmati, con gli adeguati strumenti di una contenuta e immediata comunicazione umana, psicopedagogicamente, socialmente, civilmente usata nella più totale privacy. E’ una questione di civiltà, di cultura e di rispetto dei valori umani. Responsabili di tali passaggi, di tali accortezze, di tali regole debbono farsi gli adulti, vigilando sulla loro attuazione. Gli adulti siano essi genitori, educatori, tutori della legge, della salute mentale, operatori della comunicazione (soprattutto delle forme di comunicazione tradizionale come la televisione) e i gestori di questi nuovi, importanti fondamentali mezzi di comunicazione determinanti per la democrazia, la libera circolazione delle idee e delle informazioni. Essi debbono comprendere che oggi esiste una società nella quale i giovani vivono immersi, dove la realtà virtualizzata corre parallela alla vita reale e che ad essa i giovani e anzitutto i minori devono essere educati con rispetto, affetto, severità e legalità, poiché tale realtà non può essere usata come un gioco".
In un condivisibile articolo su Il Giornale di ieri dal titolo "Quando il telefonino uccide" la psicoterapeuta e scrittrice Maria Rita Parsi, nostra ospite nelle precedenti edizioni di PiùBlog, esprime tutta la sua indignazione verso i responsabili del suicidio della sedicenne di Rovigo. Vale la pena leggerlo.Ieri mattina ne abbiamo parlato al telefono e poco dopo Maria Rita, che ringrazio, mi ha inviato queste righe affinché le divulgassi sul blog:
"Le immagini, forse a volte ancor più delle parole ed insieme alle notizie che vengono veicolate, hanno una loro presa, una forza invincibile. In taluni casi, una loro brutale, agghiacciante violenza. I più moderni ed avanzati mezzi di comunicazione non possono essere, allora, usati illegalmente ovvero senza regole, per registrare o filmare le persone, per divulgare, a tradimento, immagini, parole, pensieri, idee, intimità delle persone, soprattutto nei momenti nei quali queste persone stanno esprimendo liberamente se stesse in vario modo. Né certo possono essere veicolate per amplificare, senza i dovuti controlli e le dovute valutazioni etiche e legali, scandali, scempi, orrori, atti di violenza, brutalità, maleducazione, oscenità. E, ancora, non possono essere, soprattutto, affidate, senza regole, mediazioni, controlli, adeguata educazione all’uso di tali strumenti e, ancora, senza adeguati mediatori preposti al controllo e/o alla formazione all’uso di essi, ai minori. Pertanto, se ci sono difficoltà, problemi, conflitti o delicati temi e argomenti di varia natura, testimonianze o altro da trattare, tali realtà vanno affrontate, prima che attraverso l’uso delle immagini, delle registrazioni e dei filmati, con gli adeguati strumenti di una contenuta e immediata comunicazione umana, psicopedagogicamente, socialmente, civilmente usata nella più totale privacy. E’ una questione di civiltà, di cultura e di rispetto dei valori umani. Responsabili di tali passaggi, di tali accortezze, di tali regole debbono farsi gli adulti, vigilando sulla loro attuazione. Gli adulti siano essi genitori, educatori, tutori della legge, della salute mentale, operatori della comunicazione (soprattutto delle forme di comunicazione tradizionale come la televisione) e i gestori di questi nuovi, importanti fondamentali mezzi di comunicazione determinanti per la democrazia, la libera circolazione delle idee e delle informazioni. Essi debbono comprendere che oggi esiste una società nella quale i giovani vivono immersi, dove la realtà virtualizzata corre parallela alla vita reale e che ad essa i giovani e anzitutto i minori devono essere educati con rispetto, affetto, severità e legalità, poiché tale realtà non può essere usata come un gioco".
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tags: internet, video, cellulare, bullismo, patologie, immagine e società , youtube
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