lunedì, 01 settembre 2008
Stamane siamo rimasti un po' tutti stupiti di questo articolo di Bruno Ruffilli su La Stampa: Il deserto degli Avatar. Quello che il giornalista definisce "uno sterminato cimitero di avatar", s'è improvvisamente scimiterizzato e tra mail, skype, e riunioni lampo in voice su qualche land, ci siamo detti che per l'ennesima volta la stampa scrive senza guardare cosa effettivamente accade. O magari guarda in un'altra direzione rispetto alla nostra.Stex Auer mi scrive:
"Non so se questo articolo è stato scritto per stiimolare seppure rozzamente una risposta di quanti, professionisti della comunicazione, creativi, architetti, designer, imprenditori, lavorano, impegnano tempo, denaro, risorse nei mondi immersivi, oppure è il risultato di ignoranza, malafede e qualunquismo.
Se è per il primo motivo, devo dire che il bisogno non c'è, dato che siamo tutti vivi e vegeti, e anzi particolarmente attenti a quanto avviene nel mondo dei media del secolo scorso, che per quanto siano in estinzione trovano il modo di causare danni in modo più o meno consapevole, a chi per bestialità scritte su un giornale autorevole da persone in un momento di cattiva digestione, deve ritornare a giustificare, dettagliare a partner, clienti, sponsor il proprio operato e la propria strategia.
Come se ce ne fosse bisogno.
Non bastano i 300 milioni di dollari investiti nel virtuale nei primi due quarter dell'anno 2008 , non bastano i 5 anni di sviluppo costante di una piattaforma che si posiziona in una fascia complicatissima quella degli user over 30 anni, che sono nel metaverso per produrre e capitalizzare esperienza, basta dare un'occhiata ai dati di Kzero per capire come prototipazione, simulazione, laboratorio trovano negli ambienti immersivi di second life una risorsa a dir poco straordinaria.
Se invece non credete ai numeri contraffatti, credete almeno alla gente, che dal Catasto di Cagliari (non parlerò mai più male degli impiegati del catasto) , agli artisiti che vi operano e che creano nuovi formati , alle istituzioni del made in italy e del design, agli editori ( si! proprio loro!) , alle istituzioni.
Non voglio aggiungerne altri, non c'è spazio, sarebbero centinaia.
Tante sono le comunità di pratiche, conosciute altrimenti come community, in questa nicchia ben viva e feconda, di società, di lavoro e di intelligenza.
Ditelo al giornalista della Stampa.
Ditegli che lo stiamo aspettando, ma non come morti avatar, ma come gente molto, molto stanca di sentire stupidaggini: garbage in, garbage out: se entra spazzatura, esce spazzatura".

Quello che i media tradizionali non hanno capito è che Second Life si sta trasformando in una sorta di comunità "pratiche" che fanno dell'agire il loro principale progetto. E che il business c'è, ma non si tratta dello stesso di cui parlano loro. Aziende e Istituzioni stanno per approdare su Second Life con una modalità differente da quella che la stampa si aspetterebbe e quando cominceranno gli eventi i giornalisti si renderanno conto della reale utilità di questo straordinario social network.
Stex ed io, che insieme ad altri preziosi collaboratori stiamo creando sinergie per concretizzare e diffondere numerosi progetti culturali, artistici e comunicazionali, chiediamo agli abitanti di Second Life di sottoscrivere questo post destinato a La Stampa.
(che poi basterebbe solo dare un'occhiata QUI! :)
Nelle due foto:
Un avatar fra i morti
Anima vagante di avatar
Un avatar fra i morti
Anima vagante di avatar
postato da MarinaBellini | Permalink | commenti (63) | commenti (63)(pop-up)
tags: arti visive, comunicazione, avatar, aziende, disinformazione, condivisione, avanguardia, second life, 3d
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