martedì, 21 aprile 2009
di Marco Longo
psychomedia.it

Venerdì 17 ho avuto modo di prendere contatto diretto con alcune associazioni che stanno operando in Abruzzo dal punto di vista psichiatrico e psicologico, in particolare Psicologi per i Popoli e la PEA, Psicologi Emergenza Abruzzo, che tra l'altro mi ha fornito dell'ottimo materiale informativo ed operativo, ma anche diverse altre organizzazioni umanitarie che possiedono al loro interno anche gruppi di intervento psicologico, specificamente preparato e formato per fronteggiare le situazioni di emergenza.
Si ricorda a tal proposito che non è possibile avvicinarsi e/o entrare, sia individualmente che come associazioni, nelle zone colpite, ed in particolare nei campi di accoglienza ,se non si è formalmente e preventivamente accreditati dalla Protezione Civile, dalla Croce Rossa o da altri enti specificatamente preposti all'intervento di energenza, che coordinano tutte le attività e modalità di intervento sulla base delle esigenze che di volta in volta e di luogo in luogo vengono ritenute prioritarie.
Uno dei problemi nella prima fase di emergenza psicologica dopo un evento catastrofico è la prevenzione, per quanto possibile, della SPTS, Sindrome Post Traumatica da Stress, che statisticamente ha un picco massimo di insorgenza a cavallo del secondo e terzo mese dall'evento e può colpire dal 15 al 30 per cento della popolazione coinvolta, a seconda del tipo di esposizione e collocazione geografica rispetto al luogo centrale di manifestazione o epicentro dell'evento stesso.
Per questo motivo il protocollo di intervento prevederebbe innanzitutto l'attivazione di uno screening preventivo di tutta la popolazione coinvolta, attraverso un minuzioso censimento anamnestico, compilazione di schede, test ecc, per valutare il rischio di insorgenza della SPTS, sia acuta che cronica, relativamente al tipo di personalità, sviluppo psicologico, eventuale storia psichiatrica e grado di esposizione all'evento.
Tuttavia una simile procedura, oltre che complessa e laboriosa, rischierebbe di divenire, per gran parte della popolazione colpita, più ansiogena che realmente utile, per cui in genere si preferisce (a parte casi e collocazioni particolari) operare con un rilevamento molto più morbido dei dati, prendendo comunque contatto con tutte le persone che sono state esposte all'evento ed alle sue conseguenze e/o che sono interessate o coinvolte in e da tutte le successive fasi dell'intervento di emergenza, di normalizzazione e di riparazione o ricostruzione, ivi compresi i soccorritori.
Si preferisce quindi, a parte casi particolari, iniziare con un puntuale censimento della popolazione, in genere fatto in modo colloquiale, visitando le persone tenda per tenda, ovvero in linea di massima muovendosi per unità familiare, raccogliendo gradualmente da ognuno notizie rispetto a come è stato vissuto l'evento, ma anche su diversi particolari precendenti della sua vita personale e lavorativa; questo anche con lo scopo di ottenere dati relativamente a competenze che potrebbero essere proficuamente impiegate nelle fasi di emergenza e ricostuzione, con grande vantaggio sia sociale (risparmio di risorse ed energie da parte dei soccorritori e sviluppo di una più rapida autonomizzazione della popolazione), che psicologico individuale (ché rendersi utile è uno dei modi migliori per affrontare ogni situazione crisi).
Ovviamente durante tutti questi colloqui, che vengono attivati e ripetuti in varie sequenze e/o visite quotidiane, si osserva attentamente ogni persona, tenendo un diario di annotazioni, in modo da cogliere subito, o nel corso del tempo sul nascere, eventuali situazioni psicopatologiche o modificazioni peggiorative dello stato psicologico; in questi casi si attiva quindi tuta la procedura anamnestica e diagnostica, compilando la scheda di triage ed utilizzando specifici test di personalità e psicodiagnostici.
Per il resto si continua ad essere presenti quotidianamente, con più o meno frequenti visite o passeggiate tra le tende, facendo in modo che la popolazione conosca bene gli operatori psicologici e la loro collocazione nel campo (non ha quindi molto senso, soprattutto durante la più o meno lunga fase di emergenza, un ricambio continuo degli operatori, che dovrebbero restare in loco almeno per una o, anche meglio, due settimane ed eventualmente ritornare in loco per analogo periodo dopo un opportuno momento di riposo.
Nel frattempo si attivano in genere altre modalità di intervento specifico, per lo più di tipo gruppale, sia per particolari gruppi all'interno della popolazione colpita, sia anche raggruppando le persone in base alle loro caratteristiche psicologiche e psicopatologiche, raccolte come sopra descritto, ma anche per i vari gruppi dei soccorritori, allo scopo di mantenere alto il livello di efficienza del loro operato e di facilitare l'emergere soprattutto delle caratteristiche collaborative di ognuno, inibendo invece le iniziative personali, che, per quanto a volte lodevoli, spesso possono mettere a rischio se stessi e gli altri, soprattutto se corrispondono a spinte troppo fortemente emotive o più o meno francamente narcisistiche.
Vengono quindi attivati gruppi di ascolto, discussione libera, operativi e/o di autoaiuto per la popolazione colpita, ma anche analoghi gruppi discussione e di debriefing per i soccorritori, cercando in ogni caso di mitigare gli aspetti di sovraccarico emozionale e di leadership negativa o manipolativa, facilitando invece l'emergere di aspetti collaborativi e di accomunamento, utilii sia nel prendere decisioni collettive, sia nel favorire una piena efficenza e sinergia di tutte le risorse operanti.
Eventuali interventi di sostegno psicologico specifico o di tipo francamente psicoterapeutico appartengono o a situazioni particolari che vengono rilevate come suddescritto, o a fasi successive all'intervento sull'emergenza e vengono attivati in casi specifici, coinvolgendo al bisogno i servizi psichiatrici territoriali (che per ora in Abruzzo, in questa prima fase di emergenza, hanno sede in tende opportunamente attrezzate in determinati campi), quindi dopo opportuna valutazione psicodiagnostica, sia psicologica che eventualmente psichiatrica.
Dico questo anche allo scopo di far comprendere ai colleghi che solertemente già da ora e da più parti propongono metodi o canoni o liturgie psicoterapeutiche varie, o manifestano una pur lodevole disponibilità a venire in loco nei weekend per "fare psicoterapia", che questo attuale è ancora solo e soprattutto il momento del "fare e dell'organizzare"; e chiudo, permettetemelo, stigmatizzando quei colleghi e quelle associazioni che anche stavolta sono venuti o verranno da più parti autonomamente nei luoghi sinistrati, con tende o camper opportunamente e vistosamente imbandierati con i simboli del loro prezioso metodo o gruppo o scuola, non solo senza autorizzazione alcuna, ma spesso fermandosi in loco solo il tempo necessario per farsi intervisare da qualche giornalista o riprendere da qualche telegiornale ... (incredibile ma vero, esistono anche gli psicosciacalli).

M@L
postato da MarinaBellini | Permalink | commenti (1) | commenti (1)(pop-up)
tags: comunicazione, iniziative, informazione, psicopatologie, condivisione


Commenti
#1    31 Maggio 2009 - 18:04
 
Sono Monica Isabella Ventura, P.E.A. Psicologi Emergenza Abruzzo ricordo il suo arrivo nella nostra tenda in P.zza D'armi ma non ho avuto il piacere di leggere lo scritto che ne è derivato, sarei felice se potessi farlo.
Grazie comunque per l'attività di informazione che stà cnducendo.
utente anonimo

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