Ho letto molto attentamente UNA LETTERA COLLETTIVA:UN'ALTRA POLITICA su Carta e anche l'intervento di Paolo Cacciari del 21 aprile scorso a Firenze su Prcveneto.
Premetto che sono ancora alquanto frastornata,anche se tutti i segnali c'erano per aspettarsi ciò che è accaduto.
Qui a caldo devo dire innanzitutto che non capisco perchè sia www.carta.org sia www.sinistraveneta.it non hanno pensato di aprire un blog per dare la possibilità di scrivere ciò che pensano di quella lettera aperta anche le persone che non hanno tempo e/o capacità di scrivere una mail; senza nasconderci, poi, che fa veramente brutto dover mandare una mail ad un info@eccetera perché si ha la sensazione che si possa essere in qualche modo "filtrati".
In secondo luogo, proporrei a tutti, finiti i vari incontri, congressi ed assemblee, se proprio non si possono permettere il confronto con gli altri via internet, di andare ad ascoltare con umiltà e senza preconcetti, la gente, le persone che magari hanno votato Lega o che si sono astenute e cercare di comprederne le ragioni. E' un compito che, secondo il mio piccolo parere, sarebbe prioritario al gioco di simulazione che propone l'ex onorevole Paolo Cacciari perché forse ci renderemmo conto che il mondo che vuole la gente è davvero molto diverso da quello che sogniamo noi.
Sul Venerdì di Repubblica numero 1042 del 7 marzo scorso non ho potuto fare a meno di notare un trafiletto firmato da uno sconosciuto e che riporto perché non sono riuscita a trovarlo in rete. Eccolo.
WWW La tecnologia provoca disturbi della personalità e dipendenze come la droga. Controllate spesso Google e il Blackberry?
Avete una gran quantità di web-problemi.
STRESS da www; eccessi di Wikipedia, ricerche compulsive con Google. La tecnologia provoca problemi della personalità. Anzi web-problemi su cui il New Scientist ha indagato, estrapolandone una lista in cui spicca il Blog-esibizionismo. Trattasi della mania di protagonismo di chi, digitanto il proprio nome sui motori di ricerca, conta (quotidianamente) quanti indirizzi appaiono. La Wikipedia-mania, invece, si manifesta con l’insaziabile sete di apportare continue modifiche agli inserti di wiki. Quindi, il Crackberry, ovvero la totale e spasmodica dipendenza dal BlackBerry, disturbo che si rivela con l’incapacità di astenersi dal controllare il proprio con la frequenza di un consumatore di crack.(m.p.)
Sono rimasta infastidita. Ecco – mi son detta – l’ennesima demonizzazione di internet, stavolta paragonato addirittura ad una droga come il crack, e dei suoi usufruitori maniaci, esibizionisti, dipendenti dal www come fossero degli alcolisti e dei tabagismi accaniti. Tra l’altro ho letto da qualche parte, ma non ricordo più la fonte, che i bloggers sarebbero tali per eccellenza.
Mi chiedo perché non riesco mai a trovare sulla carta stampata o sentire in televisione o per radio un elogio di questo mezzo: paura?
Lo so, è una vexata questio, ma permettetemi di ritornarci perché sono veramente stufa e stanca, anche perché poi la maggior parte delle persone si convincono, per esempio, che la mancanza di comunità e di socialità, l’isolamento e la solitudine in cui viviamo siano imputabili proprio all’uso di internet. Hai voglia a spiegare che è vero proprio il contrario e che se un minimo di comunità e socialità ce l’abbiamo è grazie a questo mezzo che ci permette di non essere passivi ma inter-attivi, di interloquire ed interagire con altri, di trasmettere le nostre esperienze e le nostre conoscenze.
Oppure si vuole che questo mezzo torni ad essere un’esclusiva dei militari che l’hanno voluto per garantire la comunicazione in caso di guerra in cui qualsiasi altra forma di comunicazione risulterebbe impossibile? Si vuole che torniamo a sederci davanti alla tv a sorbirci programmi come per esempio quelli di ieri sera in prima serata: tre film invedibili (su raiuno, rete 4, e italia 1), X Factor su rai due, Chi l’ha visto su rai tre, Grande Fratello su canale 5 e Niente di Personale su La 7?
Per parte mia, che pensino pure quello che vogliono, sarò una maniaca-esibizionista-compulsiva, ma il sentimento che provo quando accendo il pc e uso questo mezzo, che inventato per fini bellici permette anche ai pacifisti e nonviolenti di comunicare fra loro da una parte all’altra del pianeta, è davvero impagabile!
Dopo lo spezzone di Porta a Porta dove si demonizzano i blog, sono usciti dai blog altri video in cui Bruno Vespademonizza Internet.
In quest'altro video segnalato sul blog di Camisani, dove numerosi commentatori hanno manifestato la loro indignazione (e dove non arriva il trackback da Splinder) il giornalista presenta così un servizio sulla violenza in Internet:
Internet è un mondo che francamente forse per ragioni d'età considero un mondo assolutamente spaventoso, forse perché lo conosco poco mi spaventa molto, ma l'idea che dei ragazzini , ormai pare che il 95% dei nostri ragazzi navighi tranquillamente, possa vedere tutto quello che vuole senza nessun filtro, francamente il problema dei reality, si, risolviamolo, ma lì c'è ben altro...
e segue un servizio su un rapporto Eurispes su Telefono Azzurro, nel quale i numeri di bambini che fanno brutti incontri o vedono cose che l'infastidicono su Internet sono a dir poco agghiaccianti.
Invece di criticare Vespa, che sa fare il suo mestiere di giornalista dell'azienda Rai, ci sarebbe da approfondire il messaggio che trapela, chiedendoci come mai 'sti ragazzini trovano tutta 'sta roba che io, ad esempio, in 15 anni di Internet non ho mai incontrato.
Se trovano cose di questo genere la risposta è una sola: LE CERCANO! E c'è da domandarsi perchè le cercano, da chi ricevono l'input che li induce a cercare.
Ogni tanto mi viene in mente una mia amica, maestra alle elementari, che prima del 2000 (ante internet boom) mi confessava allibita come i bambini più piccoli dicessero cose terribili, e come il loro immaginario fosse inspiegabilmente corrotto da scene di sesso e violenza che nemmeno in qualche film supervietato ai minori.
L'ho pensata spesso durante i fattacci di Rignano e molte volte mi sono chiesta se il vero responsabile potesse essere quell'immaginario già tristemente corrotto. La penso quando mi si dice che i ragazzini in Internet sono in pericolo.
Ma chi è il responsabile del nostro immaginario in età pre-adolescenziale?
Se non siamo capaci a darci una risposta chiara e onesta sarà molto difficile poter fare da contraltare alle fandonie sulla rete che vengono dette in televisione, o, a chi sta in televisione, esporre le suddette tematiche in maniera meno contorta.
Parata di poteri mediatici che convivono allegramente quella organizzata da The Ruling Companies al Four Seasons di Milano. Motivazione di richiamo la presenza di Chris Anderson, l’ex quasi-scienziato di Science e Nature poi passato alla direzione di Wired e diventato famoso per “la lunga coda”, un concetto a metà tra Pianeta delle scimmie e Vangelo.
Aggiornamento: il 22 novembre, Dario Colombo di BusinessMedia24 ha inserito un mio commento sulla lunga coda tra opinioni di persone davvero famose. Giuro che, anche se sono in un periodo di immodestia assoluta, ho cercato di dissuaderlo...
Per chi non lo sapesse, “the long tail” dice che gli ultimi nelle vendite nel mondo mediatico, finora considerati sfigatissimi, su Internet diventeranno (sommati insieme) i primi, e con un po’ di fortuna, divenuti ricchi e famosi, potranno cantare frasi sconnesse tipo “questa stanza non ha più… Pareto, né alberi”.
La prendo a ridere perché Anderson non m’è piaciuto neanche un po’. E’ stato disponibile nella forma ma non nella sostanza, ha rilasciato ad Alessio Jacona una videointervista che Luca Sartoni metterà su IntrudersTv probabilmente lunedì 26, ha parlato con Enrico Sasson, ha fatto la sua bella presentazione ed ha risposto alle domande, più o meno dicendo sempre le stesse cose già presenti nel libro, quindi di fatto non rispondendo a nessuna domanda diretta. A parte che adesso ha cinque figli e non più quattro, io so esattamente le stesse cose che sapevo prima di ascoltarlo. Ah no, so anche che da giovane suonava punk rock, ebbessì la coda lunga gli veniva con le fans, che ha anche citato come motivo valido per suonare (e oggi non ce lo vedo moltissimo).
Una volta ha anche chiesto al ministro Gentiloni, presente per quasi tutto l’evento, perché non rispondesse lui a domande che riguardavano l’Italia. Molto bravo Giampaolo Fabris, che introduceva e coordinava. Per fortuna all’incontro e al successivo GiovyDinner hanno partecipato molti simpaticissimi amici, dei quali dimenticherò appositamente qualcuno fermandomi a Marco Formento (grazie per la foto), la sorridente Mafe De Baggis e il suo quasi-omonimo Andrea Beggi (che su Anderson ha fatto un eccellente live-post), Vittorio Pasteris, Antonio Dini (visto e non salutato, mannagg...) ma soprattutto Wolverine-Zamparini (al quale certamente Anderson ricordava Xavier) e anche qualche vecchio rottame in attesa dei contributi in Finanziaria (che è slittata ancora una volta). Perché, caro il mio Anderson, ho capito bene che nella lunga coda l’utente non paga, ma qualcun altro sì, e come impegno non basta dire che “siamo a Milano, il posto dove è partita la lunga coda perché c’è moda, cibo e vino e perché Pareto aveva scoperto la distribuzione di ricchezze 80/20…”.
Il 24 agosto accennammo al progetto Rome Reborn, dopo l'annuncio su Nòva del 21 agosto.
Come mai il TG2 Rai ne ha parlato solo ieri?
Si teneva forse il servizio di riserva qualora si fosse presentato un "buco"?
O si tratta del solito disimpegno nei confronti dell'innovazione culturale?
E' certo che se a Garlasco salta fuori una nuova goccia di sangue, la notizia occupa ovunque i titoli di testa.
Mi piacerebbe conoscere il significato di "Tivù di qualità", tanto ambita da chi la dirige.
Poi il ministro Rutelli si lamenta che il portale Italia.it non riesce a decollare ed è preferibile chiuderlo. 58 milioni di euro (... la cifra che è costato) buttati! Del resto era prevedibile fin dalla presentazione del logo.
Guarda caso, il sottotitolo del sito è "il paese di qualità".
[Direttamente dal Buzz di Blogger] Blogger, unitevi! Fra circa una settimana, il 15 ottobre 2007, si celebrerà in tutto il mondo il Blog Action Day, ed il tema di quest'anno sarà l'ambiente. Se possiedi un blog e vuoi partecipare anche tu a questa iniziativa, tutto quello che dovrai fare sarà creare, per quel giorno, un post relativo all'ambiente, usando lo stile, forma o modo che meglio preferisci. Potrai scegliere un qualsiasi argomento legato all'ambiente e raccontarcelo. Organizza una giornata per la pulizia del tuo parco o della tua spiaggia, e condividi la tua storia. Se ti piace scrivere, inventati un racconto sul tema dell'ambiente.
Hai un podcast, un videoblog o un fotoblog? Partecipa anche tu! L'idea alla base dell'iniziativa è proprio quella di creare un effetto di massa, condividendo più storie e idee possibili tutti insieme. Se hai intenzione di partecipare, registra ora il tuo blog assieme agli altri 7000 che l'hanno già fatto! Puoi inoltre visitare il sito ufficiale del Blog Action Day blog per maggiori informazioni su come anche i blogger possono cambiare il mondo.
Coordinato dalla Scuola di Dottorato in Scienze del Linguaggio, della Cognizione e della Formazione dell’Università Ca' Foscari di Venezia, è nato il progetto Ibrid@menti, il cui punto d'incontro ha come fulcro il blog Ibridamenti, in collaborazione con Splinder. Obiettivo dell’iniziativa è quello di creare un ponte tra ricerca universitaria e i blogger, utilizzando uno spazio comune condiviso dove sarà possibile un’interazione su tematiche di attualità che riguardano la Rete (progetto già sviluppato su questo blog, ma senza l'interazione dei ricercatori universitari, se non durante gli incontri-evento live).
La proposta iniziale è quella di avviare ricerche qualitative per scoprire in che modo i singoli blogger riescano a ottenere l'attenzione degli altri: quali sono quindi le "arti della connessione" che usano per rendere originale e attrattivo il loro blog (... se sfogliamo l'archivio di +Blog troviamo numerosi contributi su questo tema, se vi servono attingete pure;).
A fianco del blog nasce una collana editoriale che pubblicherà, su carta stampata, agili monografie assegnate di volta in volta ad autori diversi scelti tra coloro che parteciperanno alle discussioni sul blog.
Saranno libri che nascono direttamente in Rete grazie ad una modalità condivisa di produzione e di aggregazione dei contenuti: una reale applicazione di un approccio user generated content collaborativo.
Il progetto è coordinato da Umberto Margiotta, ordinario di pedagogia dell’Università Ca' Foscari di Venezia, in collaborazione con Mario Galzigna, Maria Mapelli, William Nessuno e il Team di Splinder.
Sono sempre stata dell'avviso che progetti di cooperazione siano degni di attenzione e di plauso, tuttavia in 13 anni di rete ho potuto verificare come qualunque progetto di qualità che parta spedito e colmo di risposta partecipativa collettiva online, man mano sfumi in una collaborazione di nicchia sempre più ristretta.
A cosa sia dovuto questo fenomeno è un dilemma per il quale non sono ancora riuscita a tovare risposta. I fattori possono essere molteplici, a partire dalla disponibilità di tempo che diventa sempre più ridotta.
Un altro elemento che gioca a sfavore è la difficoltà a produrre contributi che mantengano un livello qualitativo, cadenzato, medio-alto. Certo è che nel mucchio qualcosa di buono da pescare si trova sempre, tuttavia c'è il rischio che dal confronto medio-basso/medio-alto possano nascere occulti sentimenti d'intolleranza e/o fastidio da entrambe le parti.
Poi esiste la possibilità che si verifichino delle bassezze, quelle che trapelano laddove il progetto medesimo riesce a mostrare di aver sviluppato e raggiunto anche uno solo degli obiettivi previsti. Da quel momento molte porte si chiudono, lasciando attivo solo lo spioncino per cercare di cogliere una falla, qualsiasi cosa che possa sminuire il successo dell'iniziativa.
Tra le bassezze c'è anche il ritorno d'immagine spesso disatteso, per cui certi partecipanti, non trovando un utile rientro delle proprie energie, abbandonano il campo preferendo la coltivazione del loro giardinetto privato.
Poi ci sono i brutti caratteri, che spesso si rivelano in uno spazio di tempo variabile secondo la consistenza della maschera affabile che mostrano in pubblico. Sono gli arroganti, i presuntuosi, i suscettibili, i permalosi, gli irritabili, quelli che prima o poi sbattono la porta, andando a lamentarsi altrove dei difetti altrui, dimenticandosi di guardare i loro.
Ed è in questi casi che si riproducono con estrema precisione le dinamiche relazionali di qualunque comunità reale circoscritta dentro un'area "ristretta".
Naturalmente ho elencato una serie di possibilità negative che servono più che altro come riflessione. Se volete anche come "provocazione" per una discussione (... qui o là non fa differenza).
Resta il fatto che dentro a questo progetto io ci sono e che (per adesso) sto tentando di trovare un logo carino, che personalizzi la pagina del luogo d'incontro online. E che ho già messo in moto la macchina per un incontro live durante il +Blog nell'Area Blog by Splinder di Più Libri più liberi a dicembre 2007. :)
I media demonizzano Internet, e questa non è una novità. Sul caso dei fotomontaggi con le gemelle Cappa esplosi in rete, proposti poi su YouTube, riproposti poi dai giornali e telegiornali, però nessuno (o quasi) si è chiesto chi ha cominciato.
A guardare il fatto del fotomontaggio originale (o originario) da un'altra angolazione viene da pensare che a proporre il pattume siano proprio i media tradizionali.
C'è una possibilità che non è stata concessa alle due ragazzine e cioè quella di aver fatto, con il loro gesto, un reale, sentito, quanto ingenuo e frivolo atto di partecipazione alla scomparsa della cugina.
Perchè un mazzo di fiori con una foto simbolica del loro "stare insieme" dovrebbe essere letto come "desiderio di apparire"?
Questa illazione l'han fatta (se non proprio indotta e in continua lievitazione) appunto i giornali e la leggerezza degli internettari ha fatto il resto: malgrado la continua critica che viene levata verso i media gli si dà ancora credito.
Che poi non era nemmeno tanto difficile infilarle nel tritacarne mediatico. Le ragazze sono visibilmente anoressiche e come tali facilmente plagiabili da quella che è la fonte del loro "modello".
Se al fotomontaggio non fosse stato dato tutto quel peso, immortalando le sorelle e criminalizzando le intenzioni inducendo al linciaggio, non si sarebbe mosso nulla.
I partecipanti al forum che ha prodotto i fotomontaggi successivi, e quelli del blog che le massacra ancor di più, forse hanno commesso l'errore di voler punire le gemelle per un'intenzione tutt'ora assai discutibile da parecchi punti di vista.
Confrontando questi due articoli usciti durante il fine settimana, l'intervista di Europa a Susan Rasky («Bravi questi blogger, ma dov’è la rivoluzione?» ), professoressa di giornalismo a Berkeley ed ex cronista politica del New York Times, e il pezzo su Il Giornale del Presidente di Rai Net Giampaolo Rossi«Così internet metterà in soffitta gli intellettuali tradizionali», s'incontrano punti convergenti, ma saltano all'occhio le diversità tra la conoscenza dei nuovi mezzi di comunicazione da parte dei politici italiani e quelli americani.
Mentre la Rasky afferma che gli staff dei politici sono sempre un passo avanti ai docenti e ai reporter (e un passo avanti quanto a manipolazione)... simulando soddisfazione se è vero che il fattore novità è bastato a coinvolgere più americani nel processo politico, Rossi, che premierei per la pazienza poichè sono anni che ripete la tiritera, esorta con diplomazia i politici italiani, affermando che la liberazione della cultura dal monopolio intellettualistico è anche la possibilità per la politica di ritrovare linguaggi e contenuti adeguati alla sfida dei nuovi mezzi di comunicazione. Una sfida che le nuove leadership devono saper cogliere.
Leggendo i due pezzi pensavo ad uno scambio immaginario: gli staff dei politici americani ai politici italiani e quelli italiani ai politici americani. Chissà cosa accadrebbe?
Da stamane alle 10.00 fino a stasera verso le 19.30 gli interventi al convegno "Cambiamo Pagina" sono stati numerosissimi. Sul podio si sono alternati giornalisti, direttori di testate, presidenti di strutture di comunicazione, tutti ad esporre il loro pensiero in prospettiva di un cambiamento che ormai si starebbe facendo sempre più impellente.
Il problema è che questo cambiamento è già avvenuto, ma la maggior parte non se n'è accorta, fatta eccezione per chi la rete la vive dal di dentro o, quantomeno, con uno sguardo attento.
Come dice Stragatto, "ormai l'opinione pubblica non è più una pagina bianca sulla quale i giornalisti, e solo loro, hanno il compito di scrivere". E' solo necessario che ci sia una presa di coscienza da parte della politica - ha detto Angelo Crespi, direttore de Il Domenicale - Il cambiamento definitivo deve avvenire attraverso la politica, che deve saper gestire le risorse e gli strumenti in modo che cambino le modalità di comunicazione. Ed ha aggiunto: I giornalisti e gli intellettuali devono farsi più autorevoli per far comprendere ai politici che la cultura e la comunicazione producono consenso.
- Se Sarkozy ha vinto le elezioni è accaduto perchè ha saputo mettere la politica al centro del potere e i cittadini al centro della politica - ha affermato Marina Valensise, autrice del libro "Sarkozy". - Così come i propositi di proteggere l'identità nazionale e liberarsi dal pensiero unico hanno contribuito al suo successo. E, caso senza precedenti, è stato di parola mettendo subito in atto una politica innovativa e di cultura. L'esempio di Sarkozy - ha concluso la giornalista scrittrice - può servire agli italiani: la politica decade quando non s'interessa della politica dei cittadini.
Nulla di nuovo sul fronte, ma magari replicando i concetti chissà che i politici prima o poi non comincino a porvi attenzione.
Straordinario verso la fine l'intervento di Giampaolo Rossi, ma che lo diciamo a fare? Ormai tutti sappiamo quanto egli sia consapevole dell'innovazione e del suo utilizzo.
Senza il suo contributo organizzativo, assieme a quello di Andrea Mancia e di Federico Mollicone, forse non avremmo potuto "salvare" il programma per riascoltarlo on-demand e nemmeno le numerose video-interviste che quanto prima saranno disponibili sui siti di Centro Studi Elettricità e di Toque-Ville.
La diretta live, invece, s'è interrotta a causa di Telecom. Ma quello purtroppo è il solito film snervante.
Straordinari i giovani stagisti che si sono fatti in mille per inseguire i personaggi da intervistare, malgrado Leo ed io abbiamo cercato di sottrargli (solo tre volte con successo;) quelli che ci piaceva interrogare in chiave blog.
Appena i video saranno disponibili online inseriremo i link.
Sicuramente Leo aggiungerà qualcos'altro sull'evento di oggi.
Domattina saremo nuovamente in loco per la parte conclusiva della 2giorni.