martedì, 06 maggio 2008
Ieri sera in prima serata nel corso del programma "Le Iene show" di Italia 1 è andato in onda un servizio realizzato dalla Iena Elena Di Cioccio insieme alla "nostra" Dr. Roberta Bruzzone e al Forensic Lab dell'ICAA per ricercare la presenza di tracce biologiche invisibili ad occhio nudo (in particolare liquido seminale ed urina) all'interno di stanze d'albergo di varie categorie.

Il servizio è disponibile sino a lunedì prossimo sul sito del programma "Le Iene Show" ed è visualizzabile visitando QUESTO link.

Con quale coraggio si potrà tornare a dimorare negli alberghi dopo aver visto questo servizio?
E gli albergatori provvederanno, dopo questo servizio, a rendere più igieniche le stanze?
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tags: televisione, informazione, immagine e società

lunedì, 17 marzo 2008

“amore e rabbia di una generazione precaria”

COVER BOY
UN FILM DI CARMINE AMOROSO

DAL 21 MARZO AL CINEMA !

 
“Uno straordinario piccolo film italiano”
 (Vanity Fair)

“Rigoroso fino al cinismo e poetico fino alla commozione. Non perdetelo.”
(A. Veneziani. Blue )

“Vitale e capace di uno sguardo d'autore. Il risultato è una bella fotografia sull'Italia di oggi.”
(L’Unità)

“Un film pieno di sfumature e ricco di rimandi.”
( Il Manifesto)

“Un film di clamorosa bellezza…. il vero film italiano dell’anno.”
(Arnaldo Colasanti - critico letterario)


Cover-boy  (racconta l’ amicizia fra Ioan (Eduard Gabia) e Michele (Luca Lionello) l’uno rumeno e l’altro italiano. Due mondi che casualmente s’incontrano: l’esperienza di chi, figlio della rivoluzione post comunista,  è fuggito dal proprio paese alla ricerca di un futuro migliore e l’esperienza di chi, precario, vive la crisi del lavoro occidentale.
Come sfondo al rapporto fra il semplice ragazzo rumeno e il solitario ragazzo italiano, un occidente travagliato da una parte dal crollo dell’ideologia comunista e dall’altra dal mito di un capitalismo che ha assunto sempre più, come criterio vitale, la competitività e l’inasprimento della disuguaglianza sociale.
Il film racconta della loro vita in comune ai margini della città, vessati da una padrona di casa  (Luciana Littizzetto) e mostra come sia possibile opporre, alla ferocia dello scontro quotidiano per la sopravvivenza, il vincolo di una vera amicizia. L’incontro di  Ioan con una famosa fotografa (Chiara Caselli),  e il suo scambiare per amore un sentimento  utilitaristico,  servirà a rinsaldare ancor più l’unione con Michele e  a guidarlo verso la  meta finale del  suo viaggio.
  

Inoltra questa mail a tutti i tuoi amici e vieni a trovarci al cinema !

per ulteriori informazioni :
www.luce.it

Istituto Luce:
Tel. 06/72992255

 

mercoledì, 05 marzo 2008
Stamattina mi son svegliata con l'angoscia di un video che ho visto ieri sera prima di dormire. L'ho scritta e l'ho inviata (col mio old nick) nel forum di Aldo Grasso. Poco fa l'ho trovata in "primo piano".


Come non restare turbati dal video della confessione di Rosa Bazzi al criminologo, realizzato un anno fa e mandato in onda ieri sera a Matrix?
Il racconto della strage banalizzato fino all'ultima parola è un quadro assai chiaro della banalizzazione della vita e della morte di cui soffre la nostra società e nella evidente patologia della donna si riflettono le infinite patologie da contaminazione che si riscontrano ovunque, in noi e intorno a noi.
L'interesse collettivo nei confronti di questo molteplice delitto si verifica per proiezione, perchè sono in molti a chiedersi inconsciamente "quanto c'è in me di Rosa e Olindo?": dall'intolleranza all'isolamento, dalla solitudine all'ignoranza, ma soprattutto al desiderio di uccidere qualcuno, anche solo simbolicamente, per affermare il proprio sè.
Pensavo ai telegiornali che indugiano sui morti per terra, alla tv verità che "intervista il dolore", pensavo ai reality in cui la gente urla per niente, ai talk show in cui le persone si azzannano per avere il sopravvento sull'altro. Pensavo alla sproporzionata visibilità che guadagnano i furbastri con le loro malefatte, alle bugie con cui ci travolgono i politici, al successo ottenuto senza talento e merito. A tutto ciò che di velenoso, raccapricciante e inutile ci offre la nostra televisione pensavo mentre ascoltavo il racconto penoso di quella donna e ne provavo compassione.
lunedì, 03 marzo 2008
Come accade spesso per la piccola editoria, anche il cinema incontra frequentemente difficoltà di distribuzione su scala nazionale per opere di elevata qualità. Perciò PiùBlog invita i blogger milanesi alla proiezione del film di Marco Carniti SLEEPING AROUND, dal 4 al 9 Marzo presso il Cinema Gnomo - Milano
Fanno parte del cast Anna Galiena, Dario Grandinetti, Francesca Faiella, Jun Ichikawa, Danilo Nigrelli, Marco Foschi, Carmen Giardina, Carolina Salvati, Lorenzo De Angelis, Jamil Hammoudi.
QUI il trailer del film.

SLEEPING AROUND è uno sguardo sulla vita, attraverso il tema della sessualità, in un mondo che ha perduto l’anima e la capacità di amare. Una riflessione sulla temporaneità della nostra esistenza e sull’influenza del nostro vissuto e del disagio quotidiano nelle relazioni sessuali. Dieci storie per dieci protagonisti (dai 20 ai 45 anni) che vivono in una metropoli, non necessariamente identificabile, alla ricerca di un significato per la propria esistenza. Una commedia amara che unisce elementi comici e paradossali alla crudeltà del quotidiano. Un girotondo di incontri, sesso, malattia, droga, solitudine e dolore. Separando il sesso dalle emozioni ci troviamo oggi in uno stato di completa confusione e insoddisfazione personale. L’amore modificato ormai a pura funzione meccanica, diventa solo una materia di scambio, un prodotto di marketing, un nuovo appetito per il consumatore.

DALLE OSSERVAZIONI DI GIOVANNI BOLLEA SU “SLEEPING AROUND” DI MARCO CARNITI

“Sleeping Around” mi ha molto colpito per i suoi significati, come novità etica culturale, espressa chirurgicamente con vero coraggio.
Sul piano psicologico, ci offre quella speranza che vive e si ravviva in ogni individuo sano che abbia bisogno di credere in un sentimento: uno almeno che lo salvi.
Con eleganza e una fotografia degna davvero dei più grandi fotografi, riesce comunque ad amplificare drammaticamente il degrado sessuale raggiunto dalla nostra società.
Dal protagonista professore universitario al sesso vissuto e consumato nella banalizzazione  estrema del suo contenuto, ci poniamo continuamente in una posizione di forte imbarazzo, un disagio catartico che verso la fine viene rimosso dalla sorpresa di un sentimento fresco adolescenziale, basato sul rispetto e sul piacere puro e poetico della “prima volta”. Durante tutto il girotondo delle coppie, il concetto della noia sessuale viene sublimato dalla disperata ricerca d’amore, quello vero che tutti sperano di incontrare una volta nella vita: come nella poesia e nella lirica di sempre.
Mi hanno colpito gli sguardi della ragazzina anoressica che, delusa dal sesso, ritrova nel ragazzo, se stessa e la sua innocenza: dialogo intelligente e amara consapevolezza, scanditi da una dissacrante ironia, si innalzano in quell’alta, vertiginosa sensazione d’amore che pretende di essere riconosciuta, attraverso il continuo, funereo gesticolare di sesso spaesato che ne contiene sempre la speranza.
Se il finale ci regala quel senso di sollievo costruttivo con la scoperta dell’amore della tenera coppia di adolescenti sinceri, risolti nel piacere di darsi , il guardiano notturno marocchino, ritornando disperatamente ubriaco ogni notte, mi ha commosso: soltanto ascoltando il respiro del suo bambino che dorme accanto a lui, trova un riposo finalmente senza incubi.
Questo è un film che segna un’era da dimenticare e una speranza da costruire; sulla fine di un’era consumistica che ha sterminato i sentimenti e cerca un nuovo inizio nell’amore pulito e per questo felice.
Il suo valore sta in quella violenta spaccatura tra vita, sesso, idolatria del denaro e speranza di amare tanto e al punto da poter essere finalmente amati.
Giovanni Bollea

Il 6 marzo alle ore 21.00 si terrà anche una tavola rotonda alla quale parteciperanno, oltre il regista, Vittorio Sgarbi, Francesco Alberoni, Rita Parsi, Iole Baldaro Verde. Alle 20.00 precedrà un cocktail.

Cinema Gnomo
Via Lanzone 30/A - 20123 Milano Tel. 02 804 125
MM 1, MM 2, Bus/tram 94, 50, 58, 14, 2
Orari proiezioni:
4 Marzo ANTEPRIMA h.21
5 Marzo NESSUNA PROIEZIONE
6,7,8,9 Marzo h.21.30
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tags: cinema, video, immagine e società

domenica, 24 febbraio 2008
Dopo lo spezzone di Porta a Porta dove si  demonizzano i blog, sono usciti dai blog altri video in cui Bruno Vespa demonizza Internet.
In quest'altro video segnalato sul blog di Camisani, dove numerosi commentatori hanno manifestato la loro indignazione (e dove non arriva il trackback da Splinder)  il giornalista presenta così un servizio sulla violenza in Internet:

Internet è un mondo che francamente forse per ragioni d'età considero un mondo assolutamente spaventoso, forse perché lo conosco poco mi spaventa molto, ma l'idea che dei ragazzini , ormai pare che il 95% dei nostri ragazzi navighi tranquillamente, possa vedere tutto quello che vuole senza nessun filtro, francamente il problema dei reality, si, risolviamolo, ma lì c'è ben altro...
e segue un servizio su un rapporto Eurispes su Telefono Azzurro, nel quale i numeri di bambini che fanno brutti incontri o vedono cose che l'infastidicono su Internet sono a dir poco agghiaccianti.

Invece di criticare Vespa, che sa fare il suo mestiere di giornalista dell'azienda Rai, ci sarebbe da approfondire il messaggio che trapela, chiedendoci come mai 'sti ragazzini trovano tutta 'sta roba che io, ad esempio, in 15 anni di Internet non ho mai incontrato.
Se trovano cose di questo genere la risposta è una sola: LE CERCANO!
E c'è da domandarsi perchè le cercano, da chi ricevono l'input che li induce a cercare.

Ogni tanto mi viene in mente una mia amica, maestra alle elementari, che prima del 2000 (ante internet boom) mi confessava allibita come i bambini più piccoli dicessero cose terribili, e come il loro immaginario fosse inspiegabilmente corrotto da scene di sesso e violenza che nemmeno in qualche film supervietato ai minori.
L'ho pensata spesso durante i fattacci di Rignano e molte volte mi sono chiesta se il vero responsabile potesse essere quell'immaginario già tristemente corrotto. La penso quando mi si dice che i ragazzini in Internet sono in pericolo.
Ma chi è il responsabile del nostro immaginario in età pre-adolescenziale?
Se non siamo capaci a darci una risposta chiara e onesta sarà molto difficile poter fare da contraltare alle fandonie sulla rete che vengono dette in televisione, o, a chi sta in televisione, esporre le suddette tematiche in maniera meno contorta.

giovedì, 21 febbraio 2008


 


 


 


 


 


 

 


 

 

sabato, 19 gennaio 2008
Nessuna agenzia stampa ne ha dato notizia, ma  ieri mattina il portale italia.it ha chiuso i battenti.
Se n'è accorto qualcuno al Corriere del Mezzogiorno, che espone il costo del sito in 45 milioni di euro. Da altre fonti noi si sapeva 58 milioni, come avevamo scritto QUI.
Un flop preannunciato che tuttavia ancora ci brucia.
Con 45 milioni dello Stato non posso pensare cosa avremmo fatto per italia.it... noi del 2.0!
Questa è l'ennesima dimostrazione che i nostri governanti non hanno ancora capito una mazza del mezzo.











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martedì, 15 gennaio 2008
... per tutti coloro che hanno saputo dimostrare come un'università non sia abilitata all'ascolto e al confronto. Abituati solo al rumore, viviamo ormai nel dramma dell'ascolto. Come possiamo confrontarci se non siamo in grado di ascoltare?

Volevo scrivere un post, ma dopo aver letto QUESTO trovo inutile qualunque sforzo, rischiando, oltretutto, di fare una brutta copia.
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venerdì, 21 dicembre 2007
La raccapricciante tragedia di Westminster, in Colorado, di cui ci è giunta solo ieri notizia benché si fosse consumata il 6 dicembre, è emblematica per indurci ad estendere i nostri ragionamenti sulla voluminosa mole di delitti che giorno dopo giorno occupano le cronache.
Sono sufficienti le prime righe per capire che qualcosa dev'essere pur modificato, che in questo modo non si può andare più avanti:
Una ragazza e un ragazzo rispettivamente di 16 e 17 anni, Heather Trujillo e Lamar Roberts, hanno picchiato mortalmente la sorella di sette anni di lei, Zoe Garcia, imitando il videogame Mortal Kombat con il quale avevano appena giocato. (QUI il seguito del minuscolo articolo ormai sparito insieme alla notizia anche su altre testate... forse per scomodità dell'argomento?).
"imitando il videogame" è una frase che si fatica ad accettare, soprattutto se la sua provenienza non è un saggio di Karl Popper, che in qualche modo aveva predetto ciò che sta accadendo in questo millennio. Quando affrontava il problema della televisione, il filosofo partiva dal presupposto che i bambini venissero al mondo "programmati" per imparare dall'ambiente. E poiché la televisione fa parte dell'ambiente dei bambini, non c’è dubbio che essa eserciti un'importante funzione nella loro educazione. Se inoltre consideriamo come nei comportamenti umani non ci sia nulla o quasi che non sia appreso, e ogni apprendimento si riduce all’imitazione, tutte le forme culturali svanirebbero nel caso in cui gli uomini cessassero improvvisamente di imitare. Del resto i neurologi ci ricordano frequentemente che il cervello umano è un'enorme macchina per imitare. Ciò che maggiormente va tenuto presente è che i bambini hanno un desiderio istintivo di imitare i comportamenti osservati, ma non posseggono un istinto per valutare a priori se un comportamento dato sia da emulare o no. Imitano qualsiasi cosa.
Ma parcheggiati da soli davanti alla tv, al computer, alla playstation, pluricellularizzati purché si tolgano di mezzo e non rompano le scatole, essi crescono dentro una realtà virtuale che diventa pian piano la loro stessa realtà ed ogni persona, a partire da se stessi, è un oggetto di questo meccanismo anafettivo che diventa sempre più imponente. Oggetti che hanno il valore di un gif, di un avatar, di sequenze di figure fatte di pixel, alle quali è concessa qualunque opzione ed azione. Non avendo riferimenti, né valori inculcati, né esempi concreti di comportamenti sani, questi esserini nel bocciolo della loro giovinezza non sono più in grado di distinguere una realtà contingente e cominciano a muoversi nel mondo emulando ciò che conoscono.
Oltre il confine della loro inconsapevolezza c'è un'inconsapevolezza ancor più mostruosa: quella delle famiglie, che se fino una cinquantina d'anni fa avevano già fatto i loro bei danni, li hanno centuplicati in epoche recenti in nome della libertà!
Una falsa libertà che si avvale degli oggetti elargiti "generosamente" come compensazione del vuoto affettivo, della presenza, della volontà, ma soprattutto della capacità di educare.
Inutile perciò attribuire colpe al medium, che si tratti della televisione o di internet. Oppure alla scuola, a cui le famiglie pensano di demandare la responsabilità della crescita dei propri figli, salvo poi denunciare gli insegnanti non appena essi sono severi coi ragazzi. 
Il vuoto è nella casa in cui i figli crescono e a meno che essi non abbiano delle spiccate doti d'intelligenza o di altro naturale talento, assorbiranno tutto, ma proprio tutto, ciò che gli ruota intorno. A partire dal vuoto stesso. Essi stessi saranno il vuoto: il nulla senza più disperazione, senza emozione.
domenica, 25 novembre 2007
Mentre ieri sera tornavo dalla tavola rotonda di Tocque-Ville, interessante riunione in cui sono trapelati giudizi ed opinioni feroci sulla situazione politica globale del nostro Paese (e dove ho presentato PiùBlog su Radio Radicale), in metro son saliti quattro ragazzi che tramite un telefonino di ultima generazione, ascoltavano musica (... musica?) ad un volume che nemmeno gli stereo on the road dei neri newyorkesi anni 80! Il rumore metallico di quei suoni martellanti monocorde sovrastava quello del trenino metropolitano e, per riuscire a sentirsi tra loro, i quattro urlavano frasi mozzate dalle quali trapelava il nulla. Dapprima ho provato rabbia, ma elaborando la loro condizione ho sentito una gran pena.
Attualmente si fanno dibattiti mediatici infiniti sulla condizione psicologica giovanile, cercando di comprendere i moventi dei delitti che affollano la cronaca nera e troppo spesso una delle "colpe" viene attribuita a Internet: Internet come luogo di solitidine di massa, in cui i pensieri non si confrontano ma si esibiscono. L'Internet della Now Generation con la violenza giovanile che corre su YouTube, quella del gesto amplificato, che non sa distinguare il bene dal male e manca di un elaboratore psichico, al punto che la sua psiche è ormai apatica.
Ma come ben sappiamo Internet è solo uno strumento e non è certamente una causa, ma un lettore assai più lucido di qualunque genitore o insegnante. Chi guarda con attenzione i comportamenti online dei giovani, non può non accorgersi come essi non siano in grado di verbalizzare il malessere che trapela dal senso di non appartenenza a un modello di vita che si svolge nel vuoto, e come il lato oscuro sia il prevalente filo conduttore della loro comunicazione.
Questi ragazzi sono adulti senza esserlo, hanno un rapporto meccanico col sesso, vissuto con indifferenza, e nella maggior parte è totalmente assente l'eccitamento del desiderio. Tra genitori e figli è come se ci fosse un rapporto contrattuale: ti dò se fai, se studi, se t'impegni. Ed ecco che in mancanza di affettività, di un progetto futuro concreto, il danaro, l'oggetto da possedere ed esibire, diventa apparentemente lo stimolo per studiare.
L'esperienza del mondo, a cominciare da quella affettiva, per questi ragazzi è iniziata davanti allo schermo della TV ed è così che sta continuando: l'esperienza è fatta guardando l'immagine ed apparire su uno schermo qualunque è più importante di una dimensione reale. E' come se essi vivessero continuamente dentro una fiction e non fossero capaci di far nulla in solitudine per paura del vuoto, che corrisponde alla paura di non essere, di non esistere.
Perciò apparire, fare notizia, significa essere protagonisti e dunque esistere. Perchè il mondo reale per loro è la TV.
Ma viene il sospetto che non si tratti di una condizione unicamente giovanile. Quanti adulti soffrono delle stesse caratteristiche comportamentali? Una buona parte senz'altro.
C'era un tempo in cui per apparire su uno schermo era obbligatoria una scelta di vita e di lavoro. Si cominciava da un'accademia d'arte drammatica per acquisire le basi fondamentali: dizione, recitazione, mimo, storia del teatro, canto, scherma, per sapersi muovere su un palco o su un set e se non c'erano le doti necessarie qualunque porta del mondo dello spettacolo veniva sbattuta in faccia. Oggi accade il contrario. Meno attitudini hai maggiormente sei accolto. E così abbiamo una televisione fatta dalla gente qualunque che impoverisce il mezzo ma arricchisce le tasche di chi vi accede. A mali estremi estremi rimedi, si diceva. Ed ecco come il gesto eccessivo diventa mirato all'apparire, restituendo a chi sente di non esistere il senso dell'esistenza.
Lo sanno bene gli operatori di mercato: essi conoscono i loro target più di genitori, insegnanti, operatori sociali.
La destabilità individuale determinata dalla mancata introiezione delle norme sociali che altera quelle morali, è effetto e causa dell'eccesso dell'offerta e del consumo estremo e riflettendosi su chi non ha ancora maturato una piena coscienza critica, accresce i fatturati di chi sfrutta questo disagio psichico e sociale collettivo. Prima o poi la comunità dovrà prendere coscienza che il possesso di per sé non gratifica, ma casomai a farlo è la strada che viene percorsa per ottenerlo.
Per ora mi fermo qui, ma ci sarebbe da approfondire per almeno un centinaio di altri post. Magari facciamolo insieme nei commenti.
giovedì, 08 novembre 2007
Sturmgeist89 (spirito della tempesta): così aveva firmato il suo video su YouTube per annunciare la strage.
L'utilizzo del video da parte di questi ragazzi con indiscutibili problemi psicologici sembrerebbe, secondo opinione degli specialisti, una sorta di testamento spirituale mentre stanno per svolgere una missione unica. Un'idea messianica per la quale essi sarebbero chiamati a purificare il mondo da chi non è degno di vivere. Un delirio di onnipotenza che non permette loro di passare inosservati e per il quale non sopportano che gli altri non sappiano chi sono.  La rete stimola la mente malata e ne amplifica le potenzialità, permettendo di uscire dal buio della mente per investire il mondo con la loro immagine allo scopo di sentirsi potenti.
Come si diceva almeno 12 anni fa, non è la rete a provocare fenomeni negativi, ma l'illusione di diventare potenti usandola come cassa di risonanza.
Gli adolescenti temono la diversità e il contatto con ciò che è diverso. In alcuni casi queste paure si trasformano in patologie che sviluppano un'altra paura: quella della contaminazione. L'isolamento interiore, più che quello esteriore, li induce a mantenere la loro purezza, in una confusione mentale che sviluppa una sorta di nuovo nazismo per il quale certi crimini vengono compiuti con estrema facilità.
Quando si dice che non c'è ancora consapevolezza di questo mezzo, che non c'è attenzione  e capacità di lettura, arriva sempre una conferma: ben 200 mila persone avevano visualizzato quel video prima che accadesse l'irreparabile, ma nessuno ha pensato di segnalarlo a chi di competenza.
E' assurdo che un mezzo come questo non riesca a creare una cassa di risonanza preventiva, ma, come la televisione, lo faccia sempre dopo.
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tags: psicopatologie, immagine e società, youtube

martedì, 06 novembre 2007
Dopo le veline, le letterine, le schedine... adesso impazzano le chatterine. Evabbè! :)
Ma se SexyHelenCam non mi avesse contattata con un PVT su Splinder non avrei badato più di tanto a questo "fermento” in voga da qualche tempo in rete.
Quando ho trovato il suo msg sono andata a vedere il blog e ho scoperto il suo libro: "Diario di una webcam girl".
Per una che nel '99 aveva pubblicato "Maschi virtuali" (sottotitolo: "diario di una seduttrice nel mondo notturno di internet"), è stata una botta niente male! Così sono andata a leggermi gli articoli, le recensioni e tutte le sue partecipazioni a trasmissioni televisive popolari. In quel momento mi sono accorta che dalla pubblicazione del mio primo libro è passato un tempo assai più lungo di quello reale, che la televisione è cambiata, che internet è cambiata, che tutto è cambiato.
Con Maschi Virtuali avevo guadagnato solo delle interviste radiofoniche e molte sui settimanali cartacei, ma in televisione non c'era stato verso. Erano tempi "non sospetti" e poiché Internet era ancora un mezzo per pochi eletti, il pubblico televisivo non avrebbe capito di cosa diavolo stessi parlando. Ma soprattutto ero troppo “spinta” per poter passare dal tubo catodico. Oggi invece si fa a gara per chiamare l’autrice di un libro che certamente è assai più “spinto” di Maschi virtuali. E' forse cambiato anche il pubblico?

All'epoca l’artificio della seduzione e dell'eccitazione online era tutto giocato sul filo dell'emozione, dell'occulto, ma soprattutto sull'abilità letteraria di chi interagiva. Nascevano ossessioni e tormenti per il mistero dell'altro, di cui non si sapeva nulla, se non un IP più o meno identificabile. Ma erano solo numeri che non svelavano un bel niente. Tuttavia questi pionieri dei byte erotici sapevano creare fascino, malizia e ambiguità solo pigiando sui tasti della loro tastiera, procurando stati di proiezione simili all’innamoramento o alla passione.
Di loro non si conosceva il volto, nemmeno un frammento del loro involucro, ma solo anima. Animo. E se ne carpiva la gradazione di sensualità.
E l’immaginario volava sull’onda della connessione a 33,6 Kbps.
Quando il gioco finiva rimaneva la traccia di un’esperienza di straordinario coinvolgimento emotivo. Ed era gratuita per entrambi i soggetti coinvolti.

Oggi, sull’onda delle fibre ottiche e delle connessioni satellitari, gli utenti comprano crediti tramite carta di credito e li spendono all'interno di questi circuiti, in cui le camgirl sono pagate per corrispondere ai loro desideri.
Su www.ragazzeinvendita.com  le camgirl iscritte sono 4mila, gli utenti totali più di 300mila.
Ogni minuto di collegamento costa all'utente 3 euro. Helen incassa il 45%.
Helen vende la sua immagine “decapitata”, l’utente compra il suo piacere.
C’è la connessione, il corpo, il danaro, la webcam. 
Palliativi di riempimento della solitudine che nulla hanno a che fare con la seduzione, col gioco, con la suggestione del mistero, unico elemento in grado di creare la spirale dell’eros nella quale due persone, anche virtuali, possono produrre un’energia che genera benessere reciproco.
E così questo mondo diventa sempre più anafettivo e i sensi rimangono intrappolati e spappolati nel vortice di qualche orgasmo raggiunto in fretta, tramite un mezzo sempre meno creativo, che somiglia alla televisione: quella defraudata di autori, registi e attori, e di significati in grado di lasciare tracce nell’animo. 
Voi che ne pensate?
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tags: libri, internet, webcam, immagine e società, libri-blogger

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