Ormai è sempre più frequente la richiesta, da parte di enti, associazioni e istituzioni, di conoscere in maniera approfondita cosa sia il web 2.0.
Uno di questi appuntamenti a cui sono stata invitata per spiegare la blogosfera è domattina presso la sede della CISL di Roma.
Mi è stato chiesto di fornire ai comunicatori del sindacato un quadro dell'attuale comunicazione interattiva, come si costruisce e gestisce una comunità telematica, quali sono le potenzialità di un blog, ecc.
Trovo positivo questo interesse nei confronti della blogosfera da parte di un organismo che rappresenta le categorie produttive, perchè un'apertura ad un dialogo più accessibile e l'amplificazione delle voci potrebbero modificare sostanzialmente, modernizzandola, la gestione degli interessi dei lavoratori.
E non sarebbe male, da parte della blogosfera, poter essere in contatto diretto con queste associazioni.
Al dibattito dal titolo “Il mondo del lavoro, il sindacato ed i nuovi strumenti di comunicazione di massa: comunicazione interattiva, audio, video, web tv, web radio, blog, newsletter, sondaggi, forum” parteciperannno Emilio Targia, giornalista ed esperto di comunicazione, Duccio Trombadori (direttore del web sito della Cisl), Walter Passerini, giornalista e docente di teoria e tecniche dell’informazione dell’Università Cattolica di Milano; Andrea Pancani (La sette - Sherpa Tv), Fulvio Benelli (Oybo productions) e Giampaolo Rossi (Presidente Rai Net).
Poiché mi han chiesto di fornire qualche consiglio al sindacato, e visto che saremo collegati al web con proiezione sullo schermo in sala, se a qualcuno che passa di qua venisse in mente un suggerimento da dare alla Cisl, lo faccia utilizzando i commenti.
La salute mentale è qualcosa di prezioso per ognuno di noi e poiché in Italia non c'è ancora la cultura di frequentare lo "strizzacervelli" come frequentiamo il dentista, il ginecologo, l'oculista & C, un'associazione di psicologi ha pensato bene di offrire un incontro gratuitamente a chi vorrà prenotarsi.
E' mia personale opinione che la psicoterapia sia un'esperienza che vada fatta almeno una volta nella vita (ma non basta una seduta, sia chiaro:), perché solo chi ha gli strumenti per aiutarci ad entrare nei labirinti della nostra mente può darci la possibilità di aumentare la nostra consapevolezza e il nostro benessere interiore.
Sul sito www.mip2008.it oltre la scelta tra quasi 600 psicologi che offrono a maggio un incontro gratutito, potrete scegliere di partecipare a molti incontri a tema e seminari gratuiti che sono stati organizzati in molte città d'italia a maggio.
Prendo spunto dalla discussione che Mario Galzigna ha lanciato su Ibrid@menti in merito al talk show per la presentazione di Current.tv di cui Leo ha già scritto il post per lanciare una provocazione: svelandosi con tale evidenza la Casta dei Blogger ha segnato l'inizio del suo tramonto.
Ero seduta accanto a Mario e ho condiviso con lui la volontà di smascherare l'impostazione rigorosamente precostituita dell'incontro con Al Gore.
Come dicevo nel commento al suo post non è che io dissenta da un certo ordine nell'organizzare un talk, oltretutto in diretta televisiva, ma certamente il titolo in evidenza prometteva ben altro. "Ora anche tu puoi dire la tua" era senz'altro rivolto all'idea di televisione che si stava presentando, ma che non propone nulla di nuovo rispetto a Nessunotv, pioniera in Italia e nel web. Non poterla sperimentare fin da subito è stato deludente. La voce è stata data ai soliti noti. Punto e basta. "La casta dei blog" con cui Mario titola il post esiste eccome, ma sono convinta che sia minuscola e ramificata all'interno di certe forze politiche ed editoriali che gestiscono una parte d'informazione online. Tuttavia ci sono ben altre realtà italiane, e assai più significative, che producono di meglio, e che soprattutto fanno cose concrete. La Casta non ne tiene naturalmente conto, così come non ha tenuto conto, recentemente, dell'immensa mobilitazione avvenuta nella blogosfera in merito alle nostre elezioni politiche e amministrative. La Casta non ha nemmeno saputo indagare a fondo per scoprire come sono stati condotti i giochi online che hanno contribuito, in piccola parte, all'elezione del nuovo Sindaco di Roma. Ed è presto detto: questa Casta si muove su convinzioni egocentriche e narcisistiche che occludono qualunque possibilità di aprire l'angolazione del suo sguardo, oltre l'orticello che fin qui gli ha creato opportunità e fama.
Oggi penso che in un prossimo incontro nazionale (ma anche internazionale, perché no?) ci sia bisogno di aria nuova, di nuove voci che sappiano mostrare altre realtà, perché gira che ti rigira le idee e i concetti che trapelano dalla "Casta" son sempre dannatamente uguali, ancorati a convinzioni del tutto superate.
Mai come in questa occasione ho potuto verificare come il mio concetto di "microcosche mafiose" attribuito a una parte della blogosfera, sia dannatamente esatto :)
Ho letto molto attentamente UNA LETTERA COLLETTIVA:UN'ALTRA POLITICA su Carta e anche l'intervento di Paolo Cacciari del 21 aprile scorso a Firenze su Prcveneto.
Premetto che sono ancora alquanto frastornata,anche se tutti i segnali c'erano per aspettarsi ciò che è accaduto.
Qui a caldo devo dire innanzitutto che non capisco perchè sia www.carta.org sia www.sinistraveneta.it non hanno pensato di aprire un blog per dare la possibilità di scrivere ciò che pensano di quella lettera aperta anche le persone che non hanno tempo e/o capacità di scrivere una mail; senza nasconderci, poi, che fa veramente brutto dover mandare una mail ad un info@eccetera perché si ha la sensazione che si possa essere in qualche modo "filtrati".
In secondo luogo, proporrei a tutti, finiti i vari incontri, congressi ed assemblee, se proprio non si possono permettere il confronto con gli altri via internet, di andare ad ascoltare con umiltà e senza preconcetti, la gente, le persone che magari hanno votato Lega o che si sono astenute e cercare di comprederne le ragioni. E' un compito che, secondo il mio piccolo parere, sarebbe prioritario al gioco di simulazione che propone l'ex onorevole Paolo Cacciari perché forse ci renderemmo conto che il mondo che vuole la gente è davvero molto diverso da quello che sogniamo noi.
Quanti di noi davanti a qualcuno che chiedeva una donazione (soldi, per intenderci) per un qualche progetto di solidarietà, non hanno risposto con il fatidico interrogativo " Ma poi siamo sicuri che i soldi arriveranno a destinazione e verranno utilizzati bene?". Molti, a dire il vero, usano spudoratamente questo dubbio per dribblare la richiesta, credendo che possa essere una buona scusa per evitare di mettere mano al portafoglio. Certo, c'è da dire che la realtà non aiuta a diradare un certo alone truffaldino che aleggia su parecchie "raccolte fondi" che girano per terra, mare, e-mail, telefono, posta e simili. Ma, almeno stavolta, sono felice e orgogliosa di poter smentire questa fama negativa. Qualche tempo fa scrissi un post (anche in questo blog) parlando del progetto di Nasim Fekrat, giovane blogger di Kabul, e di un gruppo di suoi amici e collaboratori afghani, di organizzare il primo workshop per promuovere la diffusione dei blog a Kabul e, contestualmente, riportando la richiesta dei bloggers di un piccolo aiuto finanziario per poter realizzare questo obiettivo. Un traguardo nobile ma ambizioso e difficile da portare avanti in Afghanistan, soprattutto per problemi economici e logistici. Bè, il 3 e 4 aprile a Kabul l'Associazione Bloggers Afghani (AfghanPenLog) , superando tutti gli ostacoli, è riuscita a tenere il primo blogging workshop della sua storia. Credo non servano tante parole per testimoniare l'evento, sono sufficienti le immagini (ed anche un pezzo uscito su BBC Persian). La più rappresentativa la inserisco nel post, le altre le trovate a questo link. Cosa c'è di meglio di una documentazione visiva per garantire l'onestà di una iniziativa? Ma anche per mettere in risalto, in un paese tristemente famoso per la condizione femminile non certo invidiabile, la presenza di due donne, di cui una, Masoumeh Ebrahimi, attiva nell'organizzazione del workshop? E poi, siccome questi ragazzi sono testardi, ma principalmente motivati, hanno intenzione di mettere su prestissimo un secondo workshop, perchè, come ha detto lo stesso Nasim, "C'è ancora di più da condividere e impare". Ma per farlo hanno ancora bisogno del nostro aiuto che, chi vuole, può concedere cliccando qui, anche piccolo sarà comuqnue utile, l'euro lì vale moltissimo. Concludo ringraziando Franca (ceglieterrestre), Anna (euridicea) e Mauro Biani, per il sostegno concreto e la collaborazione che hanno regalato per realizzare il (primo) sogno di questi ragazzi, e tutti coloro che hanno donato e che, speriamo, lo faranno.
Sintetizzo (si fa per dire) quello che è stato il succo del dibattito di Tocqueville dell'altro ieri, con alcune considerazioni fatte al convegno dal "nostro" Giampaolo Rossi.
Non inserisco il tag del "continua" perchè il post è estremamente interessante per una riflessione politica globale che non sia limitata ad alcun partito d'appartenenza.
Sentiamo la necessità - dichiara Giampaolo - di costruire un rapporto sano e costante con la Politica e la rete, nell'accezione di quella che intendiamo la blogosfera, i social network e di tutto il mondo digitale, e di provare a costruire, indipendentemente dagli schieramenti politici di appartenenza, quella che sarà la dimensione futura di una politica in grado di comprendere, gestire, individuare le dinamiche di trasformazione della nostra società.
Il paradosso, per quanto riguarda (per es.) l'area del centro-destra, ci fa riflettere su alcune contraddizioni che testimoniano una sorta di schizofrenia del mondo della politica nei confronti di questo universo così complesso che è la rete relazionale.
Se qualche giorno fa si aprì una grande polemica da parte del portavoce di Silvio Berlusconi, Paolo Bonaiuti, circa una presunta latitanza della destra nella rete, non tenendo conto di questa realtà incredibile che è il più grande aggregatore di blog in Europa e che, in maniera spontanea, individua percorsi politici e culturali dinamici, sorprende l'analisi che Giulio Tremonti ha fatto nel suo ultimo libro proprio attorno all'immagine di un mondo, cosiddetto orizzontale, paradigma della nuova cultura politica che il progetto di un centro destra dovrebbe incarnare.
La rete - dice Tremonti - rappresenta nella sua orizzontalità la crisi strutturale di una cultura politica di sinistra che non riesce più a interpretare i fenomeni legati ai processi della modernità, vale a dire la frammentazione, la fine delle collettività coese, la fine stessa dell'idea di massa.
Nle libro c'è un passaggio in cui Tremonti dice come nel DNA della sinistra occidentale, non solo quella italiana, rimangono due parole d'ordine: collettivo e progresso. In realtà oggi la sinistra non è più in grado di leggere le dinamiche del progresso, perchè oggi il progresso non è più collettivo.
E infatti il mondo di Internet testimonia la dinamicità di un mondo che si fonda nel suo principale aspetto sull'individualità, sulla capacità dei singoli di eleborare idee e contenuti, e dare spinte innovative. Perché è importante provare a leggere al di là delle proposte politiche o meno il fenomeno della rete con gli occhi della politica?
Noi andiamo incontro a una società in cui una generazione intera, che oggi ancora è fuori da alcuni parametri di analisi della politica e della cultura contemporanea, vivrà il mondo in una maniera multisensoriale questa straordinaria rivoluzione digitale.
E queste generazioni avranno un atteggiamento nei confronti della rete, della blogosfera, delle nuove tecnologie, dei nuovi linguaggi, dei nuovi contenuti completamente innovativi che qui sopra transiteranno fuori dalle regole fino ad oggi prestabilite. Una politica che si radica ancora attraverso fenomeni di comunicazione di tipo ottocentesco/novecentesco, non sarà mai in grado d'intercettare questa generazione che attraverso la rete va per conto suo, va ad un'altra velocità, in un'altra dimensione.
Ci sono alcune sfide fondamentali di cui la Politica, con la P maiuscola, deve farsi carico. Tra le proposte va affrontato il problema dell'alfabetizzazione informatica, un aspetto essenziale di un problema generale. Se per tutto il '900 uno dei criteri con cui definivamo, per esempio, il principio di diritto di libertà, esso era legato alla libertà di parola, alla libertà di stampa. Noi, nella moderna concezione della formazione della conoscenza, ci poniamo un altro problema: il criterio di libertà è quello del diritto all'accesso all'informazione. Internet consente già un'informazione libera, ma il problema è che oggi ci sono fette importanti di popolazione del nostro pianeta che per problemi economici e tecnologici, ma anche per problemi politici in alcuni casi, non hanno libero accesso all'informazione e alla conoscenza.
L'idea di una Politica che riconosca come diritto inalienabile della persona il libero accesso all'informazione e alla conoscenza attraverso la rete, diventa una battaglia politica di primaria importanza. Lo sperimentiamo oggi nelle cronache di tutti i giorni: l'esistenza di regimi fonamentalisti autoritari e dinamici negano la possibilità di conoscenza e di rispetto dei diritti umani, negando l'accesso all'informazione.
La rete non è uno spazio virtuale, ma è a tutti gli effetti un luogo. Laddove circala pensiero, idee e contenuti, esiste uno spazio vero, vivo. la rete è in qualce modo un luogo fisico, dove le idee, i contenuti, i progetti, i linguaggi che si elaborano sono cosa concreta.
Nella nostra storia recente tutti i grandi movimenti di trasformazione della nostra società hanno individuato in un luogo il simbolo di riferimento.
Quando noi parliamo di rivoluzione industriale, per esempio, non possiamo scindere l'idea della rivoluzione industriale dal luogo della fabbrica, da dove nacque il movimento operaio, da dove nacquero i movimenti sindacali, le rivendicazioni più importanti di quelli che erano i processi di trasformazione della società di allora.
Se immaginiamo la rivoluzione idealista dell'elite di inizio '900 in Europa, le grandi riviluzioni borghesi che in qualche modo hanno portato ai primi fermenti della prima guerra mondiale, ma anche delle grandi avanguardie artistiche, noi colleghiamo i caffè come luoghi di elaborazione di pensiero creativo; il '68, ad esempio, è un luogo che noi immaginiamo strettamente legato all'università; luogo inteso come punto di riferimento dei grandi processi di trasformazione.
Il grande processo di trasformazione tecnologica, delle regole del mercato che viviamo oggi, è una rivoluzione culturale che sta cambiando il nostro modo di relazionarci, gli equilibri, le dinamiche, le gerarchie della società. Questa rivoluzione ha nella rete un luogo identificabile, con dei suoi propri linguaggi, delle sue proprie dinamiche, che va in qualche modo capito e compreso.
Se la rete è un luogo, nella rete avvengono delle cose che sono innanzitutto elaborazione di idee, discussioni, creatività, pensiero. La rete è un luogo che genera identità dinamiche. Uno degli elementi fondamentali della modernità è la frantumanzione dell'identità collettiva. La rete è quindi un luogo dove queste identità collettive si formano, si aggregano, si disaggregano con enorme facilità. Generando identità la rete genera anche conflitti. Di conseguenza la rete è un luogo politico per eccellenza, perchéla politica è laddove il conflitto si genera.
Il problema è che la rete ha una dimensione fondamentalmente orizzontale, e il rischio è che i fenomeni di antipolitica che sono nati in questi anni nella rete diano proprio la dimostrazione di come questa dimensione politica rimanga a un livello orizzontale, vale a dire si generi come negazione della politica, perché la politica è invece il luogo della verticalità, cioè il luogo che fonda l'auctoritas.
Il rapporto tra le istituzioni e la politica tradizionale deve essere quello di cercare d'intercettare la dinamica della rete, leggerne i conflitti, elaborarne i contenuti e portarli nelle sedi verticali, che sono i luoghi tradizionali dove la politica si forma e diventa fatto concreto.
E' un fatto di mercato fondamentale, perché chi per primo arriva a comprendere tutto questo nel mercato della politica, per primo vince.
Poi ci sono i livelli successivi che saranno l'elaborazione delle normative, gli spunti di tipo legislativo. Ma se una cultura politica tra le culture politiche italiane di oggi, per esempio, è capace d'intercettare questa dinamica, è capace di vedere la rete come un luogo conflittuale dove la politica si genera, probabilmente avrà la possibilità di cogliere qualcuno degli aspetti più innovativi da trasformare in progetti di modernizzazione. Tocqueville da questo punto di vista è l'immagine quasi concreta di quanto detto.
Tutti i presenti al tavolo dei relatori erano blogger di Tocqueville con un loro proprio blog.
Vista dal di fuori può sembrare una schizofrenia quella di una blogosfera che parla a se stessa: in realtà la forza della rete e della blogosfera è l'interscabiabilità di ruoli, laddove intellettuali, persone comuni, professionisti, studenti, politici, s'incontrano e mettono a frutto le loro esperienze.
Tocqueville ha anticipato il PdL qualche anno prima che a qualcuno venisse in mente di fare il PdL, perché aveva al suo interno un principio fusionista in grado di mettere insieme anime diverse tra loro: cattolici e laici, liberali e conservatori, identitari e federalisti. Una grande risorsa di idee e contenuti che a un certo punto ha cominciato a far circolare pensiero e idee, influendo molto anche nei processi delle idee di chi poi queste cose le doveva portare nelle sedi appropriate.
Se la vera politica, quella alta, nobile, non la gestione del potere come l'ha definita Giorgia Meloni, ma la politica in grado di leggere il divenire oggi interpreta il ruolo della rete, la grande ricchezza e forza che possono venire da questo mondo, possiamo già essere in grado di costruire dei progetti politici sensati che siano durevoli da qui ai prossimi anni.
Stasera dalle 22:30 sarò ospite de Lo Sciame, la trasmissione di Radio Spazio Aperto sui social media. Parleremo di vizi e virtù dei blog secondo il mio libretto "Blog: perché aprirlo?".
Condotta da Massimiliano Artibani e Antonio Pavolini, "Lo Sciame" è una rubrica ponte tra radio e social media: tutte le novità, i trend e le issues del mondo dei nuovi media e dei social network. In diretta tutti i lunedì alle 22.35 nel corso di "il terzo incomodo", il rotocalco settimanale di Radio Spazio Aperto.
La trasmissione è fruibile in diretta streaming e su Roma ai 92,9 e 100,5 MHz; sarà anche disponibile in podcast.
Gli autori del programma prevedono battaglia e soprattutto attacchi e sfottò alla mia persona, quindi la conversazione si annuncia divertente: spero di reggere il confronto! Per causarmi ancora più dolore, annuncio la diretta video della telefonata su Ustream, con il nome dello show "Sftech Blog".
WalMart, la catena di grandi magazzini statunitensi, ha in listino a 199 dollari (al cambio 133 euro) il PC supereconomico greenPC. Niente di interessante: un PC "entry level".
La cosa interessante e' invece il sistema operativo col quale e' equipaggiato, che si chiama gOS dove la g sta per "green" ... ma e' lecito pensare che stia anche per "google".
Si tratta di un Linux in versione desktop dall' utilizzo estremamente semplice: l'ambiente desktop e' il nuovissimo Enlightenment 17 che ricorda da vicino Aqua di MacOSX. Volendo provarlo, ho virtualizzato nel mio PC una macchina con caratteristiche circa simili a quelle del greenPC e vi ho installato gOS.
La vocazione 2.0 di gOS appare evidente dallle icone del deck: una serie di servizi interattivi a portata di clic in cui Google fa la parte del leone.
Da sinistra a destra troviamo:
- Firefox
- Google Mail
- Google Talk
- Google Calendar
- Google Docs and Spreadsheets (la suite office-on-line di Google)
- Google Reader (aggregatore di feed)
- Google Maps
- Google News
- Google Finance
- Google Products Finder
- gBooth (servizio per foto e filmati)
- YouTube
- Blogger
- Facebook
- Wikipedia
- Meebo (tutti i servizi di instant-messaging on-line)
- Skype
- Xine Movie Player
- Rythmbox Music Player
- Box (cartelle condivisibili on-line)
- Q&A (Domande e risposte su gOS)
I menu presentano le solite dotazioni di Linux, tra cui il software di elaborazione grafica Gimp e la suite completa di OpenOffice.
In definitiva: look grafico piacevole e accattivante e facilita' d'uso per l'utente comune, ma possibilita' per l'utente smaliziato di accedere all'enorme deposito di software di Ubuntu (ah, forse non avevo ancora detto che gOS e' una delle molteplici variazioni di Ubuntu !)
P.S.: L' iconcina con la X che si vede in alto a destra e' un residuo di interattivita' 1.0: si tratta del client IRC xchat (che non fa parte della dotazione standard di gOS, ma che io ho installato a parte :).
Al termine del convegno "Giacere sotto la rete"... altro che sotto la rete! Mi sono sentita sotto un treno.
Un po' come se tutti i miei anni trascorsi a fare, sperimentare, inventare, organizzare, mi avessero condotta sul bordo di un pozzo oscuro: "Gravina come metafora di Internet! - Chi governa le 1000 stanze? - Che il virtuale sia transennato affinché tutti i Ciccio & Tore della rete possano evitare la caduta!"
Mentre ascoltavo mi domandavo di quale rete si stesse parlando, e mi chiedevo se si trattava di un mondo parallelo, raggiungibile con qualche software speciale che magari m'era sfuggito.
Invece no. Quella era proprio la Rete, la NOSTRA, vista da fuori.
Quella rete che dalla BBS di Agorà ho visto crescere, evolversi, involversi e mutare, e che ogni giorno si trasforma e fa comparire cose nuove. Intelligenti e creative. Oscene e imbecilli. Misere e gloriose.
Ora non starò qui a fare un reportage su quello che di molto interessante ho potuto tuttavia ascoltare, e nemmeno sul mio intervento "voce fuori dal coro", ma desidero raccontare un'emozione.
A un certo punto la parola viene data a Giovanni Bollea: classe 1913, innovatore della neuropsichiatria infantile italiana del dopoguerra, professore emerito presso l’Università “La Sapienza” di Roma.
Ed ecco che questo Grande Vecchio comincia a raccontare "una storia" come fossimo tutti nipotini. Con la sua voce flebile ci porta indietro nel tempo, nel 1950, subito dopo la guerra, quando dalle campagne cominciava la migrazione verso le grandi città e i nonni, che prima educavano i padri a fare i padri, rimanevano nelle campagne. Allora lui cominciò a insegnare ai padri a fare i padri e alle madri a fare le madri, ché prima era compito dei nonni.
Poco a poco nascevano le prime scuole per l'infanzia, ché i padri lavoravano e le madri avevano spesso un lavoro parziale. Poi arrivò la televisione che cominciò a portare nelle case la conoscenza del mondo esterno e l'alfabetizzazione. E quella conoscenza venne poi trasmessa ai figli.
Quando negli anni '90 arrivò Internet, Bollea si rende conto che non c'è un padre che possa insegnare Internet ai propri figli, ma si accorge che molti figli cominciano a insegnare qualcosa ai padri.
Ed ecco che questo ribaltamento dei ruoli non può andare bene e allora il Professore comincia ad adirarsi e dice: "Io VOGLIO che la scuola insegni Internet ai padri! La scuola deve educare i ragazzi ad Internet, ma VOGLIO che sia obbligatoria anche ai padri e alle madri!".
In questo enorme videogioco che è la campagna elettorale (cfr. Antonio Guidi)... che qualcuno lo ascolti e abbia rispetto e accolga la richiesta di questo straordinario INNOVATORE!
Sul Venerdì di Repubblica numero 1042 del 7 marzo scorso non ho potuto fare a meno di notare un trafiletto firmato da uno sconosciuto e che riporto perché non sono riuscita a trovarlo in rete. Eccolo.
WWW La tecnologia provoca disturbi della personalità e dipendenze come la droga. Controllate spesso Google e il Blackberry?
Avete una gran quantità di web-problemi.
STRESS da www; eccessi di Wikipedia, ricerche compulsive con Google. La tecnologia provoca problemi della personalità. Anzi web-problemi su cui il New Scientist ha indagato, estrapolandone una lista in cui spicca il Blog-esibizionismo. Trattasi della mania di protagonismo di chi, digitanto il proprio nome sui motori di ricerca, conta (quotidianamente) quanti indirizzi appaiono. La Wikipedia-mania, invece, si manifesta con l’insaziabile sete di apportare continue modifiche agli inserti di wiki. Quindi, il Crackberry, ovvero la totale e spasmodica dipendenza dal BlackBerry, disturbo che si rivela con l’incapacità di astenersi dal controllare il proprio con la frequenza di un consumatore di crack.(m.p.)
Sono rimasta infastidita. Ecco – mi son detta – l’ennesima demonizzazione di internet, stavolta paragonato addirittura ad una droga come il crack, e dei suoi usufruitori maniaci, esibizionisti, dipendenti dal www come fossero degli alcolisti e dei tabagismi accaniti. Tra l’altro ho letto da qualche parte, ma non ricordo più la fonte, che i bloggers sarebbero tali per eccellenza.
Mi chiedo perché non riesco mai a trovare sulla carta stampata o sentire in televisione o per radio un elogio di questo mezzo: paura?
Lo so, è una vexata questio, ma permettetemi di ritornarci perché sono veramente stufa e stanca, anche perché poi la maggior parte delle persone si convincono, per esempio, che la mancanza di comunità e di socialità, l’isolamento e la solitudine in cui viviamo siano imputabili proprio all’uso di internet. Hai voglia a spiegare che è vero proprio il contrario e che se un minimo di comunità e socialità ce l’abbiamo è grazie a questo mezzo che ci permette di non essere passivi ma inter-attivi, di interloquire ed interagire con altri, di trasmettere le nostre esperienze e le nostre conoscenze.
Oppure si vuole che questo mezzo torni ad essere un’esclusiva dei militari che l’hanno voluto per garantire la comunicazione in caso di guerra in cui qualsiasi altra forma di comunicazione risulterebbe impossibile? Si vuole che torniamo a sederci davanti alla tv a sorbirci programmi come per esempio quelli di ieri sera in prima serata: tre film invedibili (su raiuno, rete 4, e italia 1), X Factor su rai due, Chi l’ha visto su rai tre, Grande Fratello su canale 5 e Niente di Personale su La 7?
Per parte mia, che pensino pure quello che vogliono, sarò una maniaca-esibizionista-compulsiva, ma il sentimento che provo quando accendo il pc e uso questo mezzo, che inventato per fini bellici permette anche ai pacifisti e nonviolenti di comunicare fra loro da una parte all’altra del pianeta, è davvero impagabile!
I bambini e gli adolescenti di fronte al mondo virtuale e alle nuove tecnologie: l'inizio di un nuovo percorso di idee e di confronto, per trovare delle soluzioni che contribuiscano a migliorare il futuro della comunicazione e della conoscenza degli strumenti.
Se ne parlerà domani alla Sala delle Colonne della Camera dei Deputati a Palazzo Marini.
Chi desidera partecipare alla tavola rotonda m'invii un mail (non oltre la mezzanotte di oggi) col suo nominativo per trovare il pass all'ingresso.
Frammenti di una rosa quantica, la seconda antologia del connettivismo italiano, verrà presentata anche in un reading. Domenica 9 marzo al Goganga (02 36508503) di via Cadolini 39 a Milano gli appassionati di fantascienza e i loro amici s'incontreranno per un aperitivo letterario.
Curata da Lukha Kremo Baroncinij e pubblicata da Kipple Officina Libraria con la prefazione di Luca Masali (premio Urania 1995 e quindi pluripremiato per fantascienza e giallo), l'antologia contiene 14 racconti di scrittori pluripubblicati, tra i quali il vincitore del Premio Urania 2006, Giovanni de Matteo.
Il connettivismo è una corrente fantascientifica molto tecnologica e netcentrica, di gran moda negli ultimi tempi.
Per ulteriori informazioni sui connettivisti e sui "frammenti" (e per tutti i link) leggete questo post sul mio blog Sftech.